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FMC 2012: Intervista a Gaiotto

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Michele Gaiotto, al centro con la targa, con i suoi colleghi alla cerimonia di premiazione della FMC. Sempre nella foto: il Prof. Massimiliano Caporin e Matteo Cassiani, CFA, presidente di CFA Society Italy.

 

Michele Gaiotto, nato a Venezia, si è laureato all’Università degli Studi di Padova. Basato a Milano, lavora da alcuni anni presso Secofind, il multi-family office della famiglia Zambon. Nel 2012, ha capitanato la squadra Stats & Luck dell’Università di Padova che ha vinto la FMC 2012.

 

 

In che ambito lavori oggi?

Difficile dire in una sola frase quello che faccio oggi. Per semplificare direi che faccio l’analista finanziario a Milano per Secofind, uno dei primi – se non il primo - multifamily office in Italia. Nella mia attività, fra le tante cose, analizzo obbligazioni, azioni, fondi, ETF, opzioni, ed economie, tutti aspetti che confluiscono nelle attività di advisory che facciamo sui portafogli. Precedentemente ho fatto l'analista ad Allianz Investment Management a Monaco di Baviera .

Cosa ti è piaciuto della FMC e cosa ti ha lasciato la FMC?

Della FMC ho apprezzato la possibilità che dà ad una persona pazza per gli investimenti di gestire un portafoglio long-short con un livello di rischio elevato.Della FMC ho apprezzato la possibilità che dà ad una persona pazza per gli investimenti di gestire un portafoglio long-short con un livello di rischio elevato.

Che approccio utilizzavate per costruire il portafoglio d’investimento?

L’approccio era combinato: top-down e bottom up. Si iniziava con una disamina accurata della situazione macroeconomica mondiale con focus particolare su Europa e Stati Uniti e con un occhio al mondo emergente. La parte bottom up ci serviva per localizzare delle storie specifiche; un classico esempio fu Nokia che in quel periodo stava soffrendo in modo particolare la concorrenza sugli smartphone e aveva fatto delle scelte strategiche pessime. Per la costruzione del portafoglio suddividevamo le idee in decisioni di tipo tattico e di tipo strutturale. Le decisioni di tipo tattico, di brevissimo termine, erano legate a società che potevano aver sofferto (per la parte long) o avevano corso troppo (per la parte short) ma le cui valutazioni non erano giustificate dai fondamentali (ovvero fondamentali buoni per la parte long, fondamentali non proprio ottimi per la parte short). Le decisioni strutturali, di medio termine, riguardavano titoli che beneficiavano del trend economico in atto e/o di trend strutturali. La squadra era composto da studenti di statistica, con poco background sull’analisi fondamentale delle società, per cui tutta la competizione è stato un “learning-by-doing” condito da ore di studio su materie anche non inerenti al nostro percorso di studio. Essendo Statistici, tenevamo un occhio più freddo sui numeri, come le oscillazioni di prezzo dei titoli o dei mercati, e l’esposizione del portafoglio al mercato non era mai così preponderante con il risultato che il turnover di portafoglio è stato contenuto e alcune posizioni, come Bayer, sono rimaste dall’inizio alla fine.

Cosa ti ha lasciato la FMC, che hai riutilizzato nel mondo del lavoro?

Un po’ tutto. Nel mio lavoro attuale è necessario combinare diverse skills nello stesso momento per capire potenziali effetti combinati, rischi e asimmetrie negli investimenti per capire che rischi si prendono per unità di rendimento. In questo, la FMC è stata la mia prima vera scuola.